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Dalla scrivania del Presidente: Race for the Cure di Atene

Un milione di giovani hanno manifestato in centinaia di città del mondo per richiamare l’attenzione dei potenti sul tema del futuro fisico del nostro pianeta, messo in pericolo dall’attuale fame insaziabile di acqua e di materie prime e dal totale disprezzo per gli equilibri millenari che regolano la nostra terra.

 

Ma oltre 100mila persone si sono date convegno per domenica mattina 29 settembre in tredici città europee (da Belgrado a Bruxelles, da Saraje

vo a Danzica) andandosi così ad aggiungere alle 70mila che già hanno sfilato a Roma a maggio nella più grande “race for the cure” (corsa per la cura) al mondo. Che cosa chiedono queste persone che “pensano in rosa” (il sito si chiama appunto www.thinkpinkeurope.eu) ? Ritengono che non si faccia ancora abbastanza per battere il tumore al seno, che non si renda ancora conto a sufficienza del fatto che questa dannata malattia fa saltare in aria intere famiglie, equilibri, affetti, lavoro e che è davvero ora di decidersi a investire quello che occorre in ricerca, come si è fatto con l’AIDS.

 

Siamo andati alla Race for the cure di Atene, a vedere quanta determinazione poteva dimostrare un Paese appena uscito da una crisi economica terribile e decennale, da lunghi anni di sacrifici e di tagli (ovviamente in primis alla ricerca medica e scientifica): alle 10 del mattino 36mila persone erano già riunite nei grandi giardini dello Zappeion, non lontano dall’Acropoli, avvolte dalla luce più filosofica del mondo, irripetibile miscela di sole, cielo e monumenti bianchissimi ed eterni. Una direttrice di laboratori di ricerca è stata molto asciutta: il suo budget è un quinto dello stipendio di un calciatore della storica squadra ateniese, l’Olympiakòs. C’è altro da aggiungere?

 

Le ha fatto eco Paolo Veronesi, presidente della fondazione intestata a suo padre Umberto, dal Castello Sforzesco di Milano, domenica 6 ottobre, chiudendo la Pittarosso Pink Parade e ricevendo le più di mille sciarpe rosa lavorate a maglia da decine e decine di nostre volontarie (che non finiremo mai di ringraziare).

 

Gomitolorosa è nato con il duplice obbiettivo di fermare lo spreco e la distruzione delle lane autoctone italiane (ed europee) e per sostenere le associazioni che aiutano le donne operate di tumore alla mammella. Per questo è rosa (un rosa speciale, di cui siamo molto fieri) e per questo è a forma di seno. Con gli anni, ormai sette, i colori sono diventati 14 e le associazioni di sostegno ai pazienti di diverse malattie, sempre più numerose. Ma tutto cominciò dal rosa e rosa vogliamo che sia il futuro di tutte le donne con tumore al seno, in Italia e nel resto del mondo.

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