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UN BELL’INCORAGGIAMENTO DALLA RICERCA SCIENTIFICA – Dalla scrivania del Presidente

Non si può certo dire che noi di Gomitolorosa esageriamo con le conferenze stampa, ma quella che abbiamo convocato per martedì 14 novembre sicuramente non passerà inosservata. Dopo diversi anni di studio siamo infatti pronti a comunicare i risultati di una ricerca condotta dai colleghi dell’Istituto Nazionale di Neurologia “Carlo Besta” di Milano su quelli che loro chiamano i “correlati neurologici” del lavoro a maglia.

Questa bella storia (in un periodo in cui sembrano esistere solo brutte notizie e storie tragiche) comincia appunto qualche anno fa quando una fisioterapista inglese (anzi gallese, come lei stessa tiene a precisare), la signora Betsan Corkhill di Bath, lancia la proposta, in ambito medico-scientifico, di utilizzare il termine “therapeutic knitting”, cioè “lavoro a maglia terapeutico”, per indicare gli effetti benefici (terapeutici appunto) del lavoro a maglia, sia con i ferri che all’uncinetto.

Nella sua pratica clinica aveva osservato, e poi descritto in diverse pubblicazioni, che i soggetti abituati a lavorare a maglia, soprattutto donne naturalmente, avevano come “una marcia in più” rispetto ad altri malati, sotto molti punti di vista: maggior calma, meno ansia, persino meno dolore nel periodo post operatorio. Inoltre, una maggior riserva di “positività”, e quindi di ottimismo, derivante dall’aspetto creativo del “knitting”: abilità manuale, lucidità nel far di conto, gusto nella scelta dei colori. Chi vuol saperne di più, trova tutti i dettagli nel sito internet di Betsan Stitchlinks.com

Capitai sul lavoro di Corkhill quasi per caso, leggendo un articolo su di lei su una rivista non scientifica, e mi misi subito in contatto. Le sue idee si sposavano perfettamente con quanto avevo sempre osservato nel mio lavoro di chirurgo del tumore al seno, dedicato per ovvie ragioni a pazienti donne: anch’io ero stato colpito spesso dalla peculiarità dell’atteggiamento verso la malattia e il ricovero che caratterizzava chi lavora a maglia e avevo trovato questo fatto un suggerimento ideale per noi che cercavamo di dare un futuro alla lana, ormai quasi abbandonata dall’industria tessile e dell’abbigliamento.

Ricordo ancora benissimo il primo “skype” con Betsan, la sua simpatia, l’intesa che subito si creò fra noi due. Mi trasmise tutti i dati provenienti dalla sua indagine sul lavoro a maglia, un questionario distribuito a centinaia di persone in decine di Paesi diversi, provante l’assunto principale della sua teoria: il “knitting”, cioè il lavoro a maglia, fa bene alla mente, forse tanto quanto lo yoga e la meditazione. Con in più il risultato di una bella sciarpa, o di una copertina.

E fu proprio parlando di copertine, quando battezzammo “Luisella” la nostra prima copertina rosa in memoria della generosa donatrice milanese, Luisa Mortara Ottolenghi, che raccontai alla sua famiglia dell’incontro con Betsan e del suo sogno di poter verificare con una ricerca scientifica la tesi dell’effetto benefico del lavoro a maglia. La decisione di finanziare questa ricerca giunse in pochi minuti da parte di Raffaella, la figlia di Luisa, che ci assegnò un contributo economico sufficiente a coprire tutte le spese per lo studio.

Copertina Luisella

Andai con Betsan al prestigioso centro studi neurologici dell’Università di Reading, a Londra e tutto sembrava scorrere liscio: avremmo studiato 40 soggetti volontari con un EEG (elettroencefalogramma) prima e dopo venti minuti di lavoro a maglia, misurando così in modo diretto e preciso l’effetto sulle onde cerebrali.

Quando stavamo per cominciare venne il dannato Covid e lo studio fu sospeso per almeno un anno. Le norme anti epidemia in Inghilterra furono molto diverse dal resto d’Europa e quando stavamo ormai per rassegnarci a rinunciare mi venne in mente un compagno di scuola che ora lavorava al mitico Istituto Besta di Milano. Lo chiamai, si innamorò del progetto, e ora finalmente i risultati si possono comunicare.

L’equipe guidata dal dottor Davide Rossi Sebastiano ha studiato proprio 40 volontarie amiche di Gomitolorosa e ben disposte a farsi “leggere il cervello”, come disse una di loro, prima e dopo una seduta di 20 minuti di uncinetto. L’esperimento è anche stato ripetuto su un gruppo di “controlli”, cioè su soggetti che non praticano abitualmente il lavoro a maglia.

I risultati verranno illustrati in modo scientifico alla conferenza stampa del 14 ore 11.00 e speriamo che li possiate leggere sul vostro giornale preferito (vedremo quanti giornalisti si cimenteranno con questo argomento così originale!). in anteprima possiamo dire che con questa ricerca abbiamo contribuito a dimostrare in modo scientifico l’impatto positivo del lavoro a maglia sulla mente e in particolare sull’attenzione.

Blocco Live streaming
Mese di novembre ricchissimo di appuntamenti importanti dunque e questa volta molto milanese: il 6 cominciano le sedute di lanaterapia nella sede LILT di Viale Beatrice d’Este e il 14 appuntamento nella storica biblioteca Boeri dell’Istituto Besta per la comunicazione dei risultati della prima ricerca scientifica firmata Gomitolorosa. Vi aspettiamo!

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